Valutazione delle attività alternative alla religione cattolica – adempimenti e progettazione per il primo ciclo di istruzione – D.Lgs. n.62 del 2017, art.2

Lucca, 6 Settembre 2017

Prot. n. 6894 – I. 2

                                                                  Al personale docente

Alle FF.SS. PTOF

E p.c. ai Genitori degli alunni

Al sito web della scuola

 

Oggetto: D.Lgs. n.62 del 2017, art.2 – Valutazione delle attività alternative alla religione cattolica – adempimenti e progettazione per il primo ciclo di istruzione.

 

Il D.Lgs. n.62 del 2017, Decreto – adempimenti e progettazione per il primo ciclo di istruzione, con l’art.2, comma 3, ha introdotto, rispetto a quanto prevedeva il D.P.R.122 del 2009, sulla valutazione delle attività alternative alla religione cattolica, le seguenti novità:

 

  • ai sensi dell’art.2, comma 3 del decreto i docenti incaricati delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni che si avvalgono dei suddetti insegnamenti.

Mentre, in base al decreto 122 del 2009, tali docenti fornivano preventivamente ai docenti della classe elementi conoscitivi sull’interesse manifestato e il profitto raggiunto da ciascun alunno, ora la

valutazione delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica è resa su nota distinta con giudizio sintetico sull’interesse manifestato e i livelli di apprendimento conseguiti

(comma 7, art.2). Il docente di attività alternative esprime dunque un giudizio.

 

  • Nel caso in cui si verifichi quanto disposto dal comma 2 dell’art.6, ovvero deliberazione di non ammissione alla classe successiva nella scuola secondaria di I grado e all’esame conclusivo di primo ciclo, il comma 4 dell’art.6 dispone che “il voto espresso dal docente per le attività alternative, per le alunne e gli alunni che si sono avvalsi di detto insegnamento, se determinate, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale”.

 

In sintesi i docenti incaricati delle attività alternative, al pari degli insegnanti di religione cattolica, partecipano agli scrutini intermedi e finali degli alunni che si sono avvalsi del suddetto insegnamento.

 

Invero la Nota ministeriale 695 del 2012 aveva già chiarito che “i docenti di attività alternativa partecipano a pieno titolo ai consigli di classe per gli scrutini periodici e finali nonché all’attribuzione del credito scolastico per gli studenti di scuola secondaria di II grado, limitatamente agli alunni che seguono le attività medesime”. Di già la Circolare ministeriale n.316 del 1987 sosteneva che “gli stessi diritti e doveri spettano ai docenti della attività didattica alternativa, limitatamente, anche per essi, in sede di operazioni di valutazione periodica e finale, agli alunni che seguono l’attività stessa.

 

Adempimenti richiesti al collegio per la valutazione delle attività alternative all’IRC,

a partire

dall’a.s. 2017/18

 

Sulla base di quanto disposto nel nuovo decreto sulla valutazione delle attività alternative all’IRC, a partire dall’a.s. 2017/18, le scuole devono, quindi, definire e condividere:

 

  • le modalità di valutazione delle attività alternative ossia stabilire collegialmente i giudizi sintetici che saranno utilizzati in sede di valutazione e i relativi descrittori esprimenti l’interesse manifestato e i livelli di apprendimento conseguiti, così come richiesto dal comma 7 dell’art.2.

 

In passato, in molte realtà scolastiche, i docenti incaricati delle attività alternative, predisponevano

un progetto su tematiche diversificate, spesso anche recupero di insegnamenti disciplinari.

D’ora in poi, invece, in vista del peso assegnato alla valutazione di tali attività, per realizzare all’interno dei consigli di classe giudicanti una uniformità nella valutazione, il collegio è tenuto a considerare alcuni aspetti fondamentali.

Secondo le nuove disposizioni che prevedono la valutazione delle attività alternative all’IRC attraverso l’espressione di un giudizio sintetico, le scuole devono adoperarsi, per garantire agli alunni e alle alunne la stessa tipologia di offerta formativa, escludendo quindi la libera diversificazione progettuale, che può determinare obiettivi e risultati di apprendimento differenti.

E’, dunque, richiesta uniformità nella progettazione delle attività alternative all’IRC, per poterle equamente valutare.

 

In fase di progettazione, sarà dunque necessario che i docenti di attività alternative, a prescindere dalla loro autonomia professionale, tengano conto dei precisi programmi, elaborati dal collegio e che, come ribadisce la stessa circolare n.316, diano luogo ad una linea progettuale comune, identificando anche i parametri della valutazione che saranno riportati nel PTOF, da rivedere entro il 31 ottobre 2017.

 

Seguono approfondimenti.

 

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

Giovanni Testa

Firma autografa sostituita a mezzo stampa ai sensi dell’art. 3,

comma 2, del decreto legislativo n. 39/1993

 

 

Approfondimenti:

 

Circolare ministeriale n.368 del 1985 che all’art.2 rubricato Modalità di organizzazione in dipendenza della scelta di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, stabilisce quanto segue “la scelta di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica non deve quindi dar luogo a nessuna forma diretta o indiretta di discriminazione. (…) Il rispetto dell’ anzidetto principio implica che lo scuola, e per essa il capo di istituto e il Collegio dei docenti ai quali compete lo responsabilità complessiva della programmazione educativa e didattica ai sensi dell’ art. 4 del Dpr 31 marzo 1974, n. 416, assicura agli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, ogni opportuna attività culturale, con l’assistenza degli insegnanti, escluse le attività curricolari comuni a tutti gli alunni”.

Il principio espresso della non coincidenza dei contenuti delle attività alternative con quelle specificamente curricolari comuni a tutti gli alunni indirizza pertanto verso la scelta di tematiche che non siano già trattate dalle altre discipline;

 

Circolare Ministeriale n.316 del 1987 che dispone: “per lo svolgimento delle attività didattiche e formative previste per gli alunni non avvalentisi, si ribadisce la necessità che da parte dei collegi dei docenti siano formulati precisi programmi (…) Relativamente alle esigenze connesse con lo svolgimento dello studio o delle attività individuali per gli alunni che ne facciano richiesta, da svolgere nei locali scolastici in modo coerente con le finalità della scuola, il capo di istituto deve sottoporre all’esame ed alle deliberazioni degli organi collegiali la necessità di attrezzare spazi, ove possibile, nonché organizzare servizi, assicurando idonea assistenza agli alunni, compito questo che discende dalla natura stessa dell’istituzione scolastica. L’assistenza può configurarsi come attività volta ad offrire contributi formativi ed opportunità di riflessione per corrispondere agli interessi anche di natura applicativa che siano eventualmente rappresentati dagli studenti”.

Nella stessa circolare si danno indicazioni sui possibili contenuti delle attività formative, da prevedere in alternativa all’IRC, il documento di lavoro riguarda i “diritti dell’uomo”.